CORTINA RACCONTA - CHE AUTUNNO CI ASPETTA
CHE AUTUNNO CI ASPETTA
Evento del: 28/08/2010 18:00 - Audi Palace
Data articolo: 28/08/2010
​Se cercate nelle note politiche di queste ore sarà difficile scovare una sua dichiarazione, non è uno di quei mestieranti che chiacchierano coi giornalisti pur di farsi spedire in prima pagina. Il ministro Maurizio Sacconi è un diplomatico, ma nel senso vero: è stato funzionario di un’agenzia ONU. Oggi gestisce saldamente quello che un tempo si sarebbe definito Ministero del Lavoro, è titolare del dicastero del Welfare e nume tutelare della tradizione socialista nella maggioranza di centrodestra. Rigoroso e puntuale, è al riparo dalle critiche come pochi.

Torna dal riminese Meeting di Comunione e Liberazione (citando don Bosco ed il suo invito a riscoprire “la manualità nel lavoro”) e riporta concetti tanto filosofici da suonare strani in bocca ad un politico d’alto rango: «la tradizione è fatta di esperienze che si ripetono e si consolidano nel tempo. Alle platea ciellina ho parlato della crisi che ha cambiato molti paradigmi, segnando la fine dell’impunità del debito sovrano. I mercati hanno acquisito una diffidenza verso questa vecchia idea di debito che non fa sì che l’economia sia sostenibile». Si rischia di smembrare lo scheletro da stato pesante che ha caratterizzato lo Stato moderno, un’idea espressa in maniera rigorosa nel Leviatano: frutto maturo di quella antropologia negativa che Hobbes ha descritto per primo. «Non più homo homini lupus, - è la proposta del ministro “cattedratico” - non Stato minore, ma Stato migliore ovvero relazionale con la società e tendente a scatenare l’iniziativa sociale. Occorre riconoscere che il bene comune nasce dal cuore delle persone. Significa quindi che possiamo scrivere riforme che rendano la società capace di fare da sé». Fioccano le citazioni: «come dice il premier inglese David Cameron, la “big society” reagisce alle soluzioni “top down”, ovvero scaricate dall’alto sui cittadini». È una sorta di ammortizzatore dei disastri sociali che mettono a dura prova la struttura economica dei paesi occidentali.

L’obiettivo dell’agenda dell’esecutivo è “meno Stato e più società“, una visione espressa fin dall’inizio dell’attività di governo: federalismo fiscale e libro bianco vogliono significare largo spostamento di potere verso le municipalità e livelli di governo prossimi alla persona. Sui temi etici: anche un non credente potrebbe riconoscere la ricchezza della persona, specie di chi abbia un’attitudine positiva alla realtà. Molti dei termini utilizzati nel Novecento sono largamente superati, spiega Sacconi, giacché il mondo è cambiato. Le ideologie si sono rivelate forme rigide, incapaci di interpretare il repentino cambiamento delle generazioni. Tuffandosi nell’agone di queste ore, il ministro si dice convinto che l’informazione abbia una responsabilità non secondaria su vicende come quelle che hanno visto coinvolto il cognato del presidente Fini. I mass media non danno risalto ai fenomeni gradevoli, alle iniziative degne di encomio: «è anche per questo che la crisi dell’editoria per certi versi mi consola». Il governo Berlusconi (stando alle argomentazioni del ministro) ha azzeccato il modo di governare la crisi, mantenendo viva una capacità produttiva per far ripartire il Paese non appena ci fossero state le condizioni. In chiave macro, le idee sono chiare: «Il mediterraneo è la quarta economia emergente, il Mezzogiorno d’Italia può dunque essere la piattaforma produttiva dell’intero bacino. Possiamo e dobbiamo riprendere il percorso. Nel parlamento si confermerà questa maggioranza, e sono convinto che una larga parte dell’opposizione valuterà di volta in volta i nostri provvedimenti».

Quello che si preannunciava come un autunno caldo sembra raffreddarsi tra le miti e decise parole del titolare del Welfare. Che si impegna a rispettare le promesse contenute nel patto con la Nazione e invita i colleghi ribelli ad uno sforzo di responsabilità verso l’intero elettorato. Il clima pare distendersi nel confronto con l’ideatore di Cortina InConTra Enrico Cisnetto, ma nulla è immobile in questo quadro. Per ballare ancora toccherà attendere qualche mese. E noi ci saremo.

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